Le sette donne di Rossana

da Gazzetta di Parma/Venerdì 7 Aprile 2006

 Personale della Capasso al Caffè del Prato in Piazzale S. Francesco

 

Si gioca tutta in volto, la nostra storia. Sul palcoscenico delle ciglia, nella solitudine del naso, nella danza delle labbra. Chi siamo ci passeggia sulla fronte, si dà appuntamento sul mento, si rinserra dietro le orecchie. C'è una geografia anatonima ch'è biografia perfetta. E la personale "La verità vi prego sull'amore", da un verso del poeta inglese Auden, della giovane artista casertana, ma parmigiana d'elezione, Rossana Capasso, è un atlante da consultare. Al Caffè del Prato sino al 22 aprile. Sette personaggi femminili, presi a prestito dalla letteratura e dalla mitologia, indagati e celebrati in chiave autobiografica. "La mostra nasce da una mia collaborazione all'album Ormeggi di Francesco Camattini", spiega Rossana, una laurea in filosofia e un lavoro da illustratrice, e adesso atelierista nelle scuole per l'infanzia e birichina sperimentatrice trasversale di vari linguaggi creativi. L'autrice ha affidato il suo commento personale - il suo stringersi al cuore la vita di queste donne archetipo - al ritratto "come massima sintesi di una storia, dove si gioca a togliere: Giovanna d'Arco ha davvero bisogno di armatura? Penelope di un telaio?". No. L'immagine è la più intimista possibile, spogliata di ogni facile riconoscibilità storica: "Lascio che il volto diventi il luogo narrativo, facendo a meno della connotazione temporale: degli abiti dell'epoca o dell'ambiente del periodo". Così, Madame Butterfly sbuca di tre quarti da uno sfondo opalescente, privi di punti fermi, quasi una metafora della sua esistenza. Anna Karenina potrebbe essere una ragazza di oggi, con i capelli sciolti e un copricapo calcato su una fisionomia attonita, mentre la magnetica Ofelia è acqua: ha le orbite vuotamente galleggianti e i capelli viola sinistro, in cui annegano violette. Emma Bovary, come le altre con occhi spropositati, naso secco e bocca tonda, è insulsamente ingenua. Pentesilea, la più tragica, non è altro che una testa decapitata, la moglie di Ulisse, invece, effonde un eros livido e vissuto, come di scafata prostituta. Giovanna d'Arco, che ama disperatamente Dio, non sappiamo se conosca l'amore. Rossana ha un anima diretta, come solo i bambini. Con sguardo fragile e spavalda profondità.

 

Mariagrazia Villa